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lunedì 7 giugno 2010

Mondiali 2010, i numeri dicono Argentina

Albo d'Oro della Coppa del Mondo dal 1962 ad oggi:

• 1962 Brasile
• 1966 Inghilterra
• 1970 Brasile
• 1974 Germania O.
• 1978 Argentina
• 1982 Italia
• 1986 Argentina
• 1990 Germania O.
• 1994 Brasile
• 1998 Francia
• 2002 Brasile
• 2006 Italia

Dal 1962 ad oggi i Mondiali di calcio vengono vinti in modo alternato da una squadra europea e da una squadra sudamericana. Allo stesso modo si alternano tra loro le squadre sudamericane, Brasile e Argentina, vincendo due edizioni di seguito (separate da una vittoria europea) ognuna. Stando a questo dato, essendosi concluso il ciclo di due vittorie del Brasile nel 2002 e avendo vinto l’Italia nel 2006, l’edizione 2010 della Coppa del Mondo dovrebbe andare all’Argentina…

Marco Eremita

domenica 6 giugno 2010

Francesca Schiavone Regina di Parigi

Cento. Non è il numero di vittorie di Francesca Schiavone in carriera, ma la quota che la Snai le attribuiva nel giorno inaugurale del torneo parigino. La vittoria della tennista bresciana è infatti tanto bella quanto inaspettata; le grandi favorite come la Jankovic o le sorelle Williams (vincitrici però del doppio femminile) hanno via via lasciato strada alle meno quotate colleghe. La Schiavone in finale si è trovata di fronte la giovane australiana Samantha Stosur, potentissima nel servizio e favorita per la vittoria finale. Ma Francesca ha dato prova di essere una vera e propria leonessa (questo il suo soprannome), battendo l' australiana per 6-4, 7-6 e riportando l' Italia sul tetto di Francia a trentaquattro anni di distanza dall' ultima vittoria tricolore al Roland Garros: l' ultimo a riuscire in questa impresa era stato Adriano Panatta nel 1976.
La Schiavone è anche la prima donna italiana a vincere un torneo del Grande Slam ma i suoi meriti sono anche altri: è infatti la seconda donna più "anziana" a trionfare in uno dei quattro tornei principale (Roland Garros, Us open, Australian open e Wimbledon) ed è anche la prima donna fuori dalla top-ten a trionfare agli open di Francia da quando questa fanno parte del Grande Slam.


Francesco Perugini

Mercato Mondiale


di Jacopo Fontanelli

Per tutti quei tifosi che non sono riusciti a resistere neanche un mese senza calcio giocato, l'11 giugno comincerà finalmente il mondiale sudafricano. La rassegna iridata è da sempre una vetrina importante anche in chiave mercato; fra giocatori già noti, e giocatori “sconosciuti" che si metteranno in luce, si può senza dubbio dire che gli operatori di mercato hanno di che stare attenti. Nel capitolo dei grandi nomi, questo, non sembra essere il mercato adatto per dei trasferimenti epocali; dopo l'incetta di campioni dell'anno scorso da parte del Real Madrid, le squadre che potranno permettersi acquisti stellari saranno le solite 3 – 4. Il Barcellona ha già ufficializzato l'acquisto di David Villa dal Valencia per 50 milioni di euro, e sta trattando, con ottime possibilità di riuscita, anche l'acquisto di Cesc Fabregas dall'Arsenal; tanto per mantenersi la squadra più forte del mondo e per continuare a darsi una marcata impronta spagnola. Il Real del neo allenatore Mourinho, ha un budget di 100 milioni, con i quali cercherà di convincere Roma e Lazio a cedere De Rossi (operazione praticamente impossibile) e Kolarov (impegnato nel mondiale con la Serbia).

Anche l'Inter fresca campione d'europa, avrà i fari puntati sul mondiale, aspettando notizie da Gerrard o Mascherano, per il centrocampo, e da Kuyt per l'attacco, tutte trattative facilitate dal quasi certo arrivo sulla panchina neroazzurra di Rafa Benitez. In Inghilterra dopo anni di mercati trascendentali, quest'anno il rischio è di rimanere al palo, causa la difficoltà economica in cui si trovano alcune delle squadre storiche della Premier. Il Manchester e il Liverpool sono sommerse dai debiti, le uniche che possono spendere sono il solito Chelsea, con uno scontento Ibrahimovic e Aguero nel mirino, e il Manchester City di Mancini, che pur potendo contare su un budget quasi illimitato riscontra sempre poco gradimento da parte dei giocatori. Capitolo a parte merita l'Arsenal si è sempre distinta per un mercato all'insegna delle cessioni importanti per poter puntare sui migliori giovani in circolazione.

A proposito dei giovani, cerchiamo di fare una breve panoramica su quelle che possono essere le stelle meno attese di questo mondiale. Da tenere d'occhio il tridente del Messico: Giovani dos Santos (stellina ex-Barcellona), Javier Hernandez, un promettente classe 88 del Manchester United e Carlos Vela, attaccante dell'89 dell'Arsenal. Rimanendo nel continente americano, meritano una citazione due giovanissimi giocatori del cile: Fabian Orellana ventitreenne attaccante dello Xerez, e il nino meraviglia Sanchez dell'Udinese. Non parte poi come titolare, ma potrebbe essere il vero crack di questo mondiale Javier Pastore dell'Argentina.

Attenzione poi a Dominic Adiyiah, ghanese capocannoniere del mondiale under 20 acquistato dal Milan lo scorso gennaio e a Andrè Ayew, trequartista ventenne sempre ghanese figlio dell'ex granata Abedì Pelè.

Concludendo con i migliori talenti europei, si dice un gran bene del terzino (all'occorrenza anche centrale) ventunenne dell'Ajax Van der Wiel, e del centrale tedesco Boateng dell'Amburgo; un'ala molto promettente è il ventenne greco Sotiris Ninis (cercato in gennaio anche da un paio di squadre italiane), e a centrocampo per un promettente futuro di fanno i nomi di Vladimir Weiss, che ci troveremo di fronte con la Slovacchia, e di Rene Krhin centrocampista difensivo della Slovenia molto stimato da Mourinho nei suoi trascorsi neroazzurri.

giovedì 3 giugno 2010

RomaCaffè: un caffè con...



Sono tanti gli ospiti che abbiamo avuto il piacere e l'onore di avere in questi mesi a RomaCaffè. A tutti loro vanno i nostri più sinceri ringraziamenti.

Hanno preso un caffè in nostra compagnia:


  • Amatucci Bruno (scrittore e giornalista)

  • Abbondanza Ennio (giornalista e conduttore radiofonico)

  • Baldi Michele (fondatore "Movimento per Roma")

  • Banfi Lino (attore cinema e tv)

  • Bargellini Luca (Direttore “Fiorentina.it”)

  • Bergamo Paolo (ex designatore arbitri)

  • Bernini Alessandro (giornalista “Il Tirreno” di Livorno)

  • Bernabai Roberto (giornalista La7 sport)

  • Bonacina Walter (ex calciatore Roma, All. Atalanta Primavera)

  • Butinar Gianfranco (attore e imitatore)

  • Calandri Massimo (giornalista “Repubblica Genova”)

  • Carnevale Andrea (ex calciatore Roma e attuale dirigente Udinese)

  • Cento Paolo (parlamentare)

  • Cesari Graziano (ex arbitro ed opinionista Mediaset)

  • Cochi Alessandro (delegato per lo sport del comune di Roma)

  • Cosimi Alessandro (Sindaco della città di Livorno)

  • Consalvi Germana (giornalista “Il Messaggero” di Roma)

  • Contucci Lorenzo (Avv. Difensore dei diritti degli ultras)

  • Campanile Walter (creatore Azionariato Popolare As Roma)

  • D’Onchia Silvia (giornalista “Il Fatto Quotidiano”)

  • D’Ubaldo Guido (giornalista “Corriere dello Sport”)

  • De Sisti Giancarlo (ex calciatore Roma e Fiorentina)

  • De Rose Matteo (direttore testata on-line “LaRoma24.it”)

  • Di Vaio Marco (calciatore Bologna)

  • D’Agostino Gaetano (calciatore Udinese)

  • Fotia Carmine (direttore “Il Romanista”)

  • Felici Antonio (giornalista e scrittore, corrispondente France-Football)

  • Ferri Riccardo (opinionista sportivo)

  • Giuliani Antonio (attore e comico)

  • Gori Marco (vicedirettore FirenzeViola.it)

  • Jacobelli Xavier (giornalista ed opinionista televisivo, direttore di “Quotidiano.net”)

  • Lazotti Carlo (Direttore TS - Totoguida Scommesse)

  • Losi Giacomo (ex giocatore Roma)

  • Marroni Angiolo (Garante diritti dei detenuti del Lazio)

  • Mazzone Carlo (allenatore)

RICORDANDO IL CALCIO DI UNA VOLTA: "Miserie e delusioni del grande nobile decaduto"


di Nicolo' Ballarin

Rumore, tanto rumore quello che riecheggiava negli stadi; suoni di tamburi, di grida, di voci, di petardi che esplodono, di battiti di mani, di urla di gioie e di dolori. Cori, canti, inni, insulti, saluti ai giocatori ma pur sempre rumore, e questo rumore era sempre lì, tutte le domeniche, tutte le domeniche che si varcava quel cancello, lui era lì a far sentire tutto il suo maestoso frastuono. La voce del corista, attraverso il megafono, scandiva le parole rivolte a tutta la curva, accompagnata dall' imponente rumore rullante dei tamburi; colorati fumogeni ed enormi bandiere condivano ogni partita, regalando spettacolari e secolari coreografie.

Rumore, rumore, rumore...e poi ancora rumore, tanto rumore....Assordante e caotico pensavano in molti, unico e caloroso riflettevano gli altri, fastidioso e inutile per alcuni, vitale e spregiudicato per molti.

Una domenica allo stadio era qualcosa di speciale, era il giorno migliore della settimana, il fatidico ultimo giorno della settimana tanto atteso e finalmente arrivato. Si giocava di domenica, tutte le gare erano alle stesso orario, non faceva distinzione se 14.30 o 15.00, l' importante e il bello era che il fischio d' inizio fosse uguale per tutti; non c' erano nè posticipi nè anticipi, non c' erano turni infrasettimanali e stupide amichevoli dettate dagli sponsor. C' erano sedici formazioni pronte a darsi battaglia domenica dopo domenica, composte da pochi stranieri e tanti e promettenti calciatori italiani (quei pochi stranieri che calpestavano il manto erboso erano quasi tutti fenomeni...). C' erano le famiglie negli stadi, i bambini, i più anziani ma soprattutto c' erano le curve là: composte dai loro fermi e fieri sostenitori, la parte calda e coloroita del tifo, lì c' erano gli ultras.

Gruppi di tifosi armati di sciarpetta e bandiretta, di tamburi e fumoni, ma soprattutto guidati spiritualmente da una fede che nemmeno tanti chilometri poteva fermare e che non trova confini in tutto il globo. Tanta gente mescolata in un unico settore: nessuna distinzione di censo o di cultura, tante persone legate tra loro dalla fede calcistica per quei colori e che spinge, nel bene e nel male, a seguire quegli ideali per tutto il corso della propria vita.

Non c' erano le pay-tv, non c' erano mille telecamere e le partite si seguivano per radio a "Tutto il calcio minuto per minuto", e le sintesi si potevano ammirare tramite la potente antenna della Rai e grazie alla sua gloriosa redazione sportiva. Non era il calcio dei procuratori padroni, nè dei giocatori belli, ricchi e "piagnoni", ma un giuoco calcio dove il pallone si chiamava sfera di cuoio e le contrazioni di muscoli e tendini erano l' unico motivo di commento ed opinione nel dopogara dagli addetti ai lavori.

Gli ultras nel frattempo colorivano e arricchivano con le loro spettacolari coreografie, fatte da fumogeni multifumo e torce rosso fuoco, le partite degli atleti in campo: si giocavano partite vere, non contraffatte da doping o episodi di calcioscommesse sempre più frequenti negli ultimi vent' anni. I gruppi più caldi inneggiavano le gesta dei loro campioni con cori e grida di ogn tipo; la propria squadra va sostenuta fino alla fine dicono in molti e questo più che un motto diventa un comandamento.

Oggi è tutta un' altra storia...

Quello che finora è stato descritto come un mondo di rumore e di clamore sì, ma comunque di allegria, di tifoseria vera e di rispetto verso questo sport si è trasformato in uno spettacolo spesso indecoroso, in una violenza che coinvolge indiscriminatamente anche chi vorrebbe restarne fuori, che spinge molti padri a non portare più allo stadio i propri bambini perchè ogni partita potrebbe trasformarsi in una trincea.

Ma è pur vero che a volte quello che in tv fanno apparire come una guerriglia è forse solo una scaramuccia, che le cariche della polizia sono solo degli spostamenti delle forze dell' ordine, che le risse sugli spalti sono spesso frutto dell' immaginario di una nuova classe giornalistica che più che all' informazione mira al clamore.

Il calcio moderno è tutto questo: è parziale informazione, è doping, è danaro, troppo danaro che circola, è politica, è strumento degli sponsor e della pubblicità, è motivo di lucro per tutti quelli che ne tengono le fila.

Colpo finale a questo calcio cosi malandato è la famigerata "Tessera del tifoso": le autorità hanno adottato questo strumento per mettere alle corde i tifosi, per fare di tutta un' erba un fascio, colpendone cento per punirne uno. L' ultima coltellata alle spalle da parte di un Governo che più che tutelare e aiutare i propri cittadini compie atti di soppruso e di violazione dei diritti, come nel caso della direttiva sulla tessera del tifoso, imposta dal Ministero degli Interni.

Il tifo deve essere un libero diritto del cittadino, non deve essere schedato, non deve essere fidelizzato a niente e a nessuno, deve essere come era una volta, caldo e passionale, vivo e spregiudicato senza limitazioni, nel rispetto però, delle pur vigenti conformità di ordine e sicurezza impartite dalle istituzioni.

Non c' era tutto questo una volta, erano altri i valori, erano altri gli ideali e la gente non era fidelizzata, (a proposito di legami), alla società moderna sempre più marcia e sempre più incline a un cammino senza più possibilità di ritorno...