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venerdì 22 ottobre 2010

Europa amara per le italiane



di Andrea Ballarin

Anche l’Europa League boccia l’Italia: Napoli, pareggio deludente con il Liverpool, Juventus, salva grazie al solito Krasic ed il Palermo, che incassa tre reti dal CSKA Mosca, stentano nella seconda competizione europea.
Ma analizziamo le partite nel dettaglio. Il San Paolo si era messo il vestito delle grandi occasioni per la sfida contro i Reds, ma la partita non ha rispettato le speranze della vigilia.
Hodgson schiera una formazione senza stelle (Gerrard e Torres sono rimasti al Merseyside) e con diversi titolari in panchina, affidandosi ai giovani, contenendo e controllando gli azzurri per tutta la partita. L’unica emozione del primo tempo arriva al 45’ del primo tempo quando Cavani regala un assist a Hamsik, il cui tiro viene respinto da Konchesky sulla linea di porta.
Seconda frazione un po’ più vivace grazie a diverse iniziative inglesi ed ad un paio partenopee, ma finisce a reti inviolate e vince la tattica.

Più grave invece il passo falso del Palermo che complica il passaggio del turno dei rosanero e ipoteca quello del CSKA.
La squadra di casa scende in campo senza gli sloveni Ilicic e Bacinovic, con un tridente Maccarone, Hernandez e Pastore, mostrando a tratti momenti di bel gioco. Quello che non funziona è la difesa, troppo fragile per una competizione internazionale. Alla mezz’ora del primo tempo arriva il primo gol dei russi, realizzato dall’ivoriano Doumbia, che replica al 14’ della ripresa, chiudendo virtualmente la partita.
In campo il nervosismo inizia a farsi sentire e al 30’ il Flaco Pastore viene ammonito per la seconda volta sempre per proteste: espulso e rientro negli spogliatoi anticipato.
In dieci contro undici il terzo gol non tarda ad arrivare, grazie ad una bella azione dei russi finalizzata da Necid (un nome da tenere d’occhio).
Una lezione che ridimensiona il Palermo che si mostra ancora non all’altezza della seconda competizione continentale.

Una Juventus con molto turnover rischia la figuraccia a Salisburgo.
Primo tempo orribile dei torinesi, statici e mai in partita, tanto da farsi ubriacare dai dribbling di Svento che al 36’ salta Grygera (uscito per infortunio alla fine del secondo tempo) e infila sul secondo palo.
Nella ripresa Krasic sostituisce un impalpabile Pepe, che dopo tre minuti rimette in sesto la partita con un destro solitario in mezzo all’area piccola. Il serbo rimane l’unico uomo pericoloso, nonché unica nota positiva della partita. Da segnalare un miracolo di Manninger allo scadere che salva la vecchia signora dal nuovo vantaggio dei tori rossi.

Italia bocciata all’esame europeo. Solo una squadra su sette è uscita con tre punti tra Champions ed Europa league in questa settimana. Non è decisamente un buon momento per il movimento italiano, considerando che l’unica squadra che ha vinto di italiano aveva solo l’allenatore in seconda.

Di seguito tutti i risultati della giornata di Europa League

Gruppo G

Anderlecht-AEK Athens 3-0

Zenit St. Petersburg-Hajduk Split 2-0

Gruppo H

Stuttgart-Getafe 1-0

Young Boys Bern-OB Odense 4-2

Gruppo I

Debrecen-PSV Eindhoven 1-2

Metalist Kharkiv-Sampdoria 2-1

Gruppo J


Borussia Dortmund-Paris S.G. 1-1

Karpaty Lviv-Sevilla 0-1

Gruppo K

FC Utrecht-Steaua Bucuresti 1-1

Napoli-Liverpool 0-0

Gruppo L

Besiktas-FC Porto 1-3

CSKA Sofia-Rapid Vienna 0-2

Gruppo A

Manchester C.-Lech Poznan 3-1

RB Salzburg-Juventus 1-1

Gruppo B


Aris Saloniki-Bayer Leverkusen 0-0

Atletico Madrid-Rosenborg 3-0

Gruppo C


Lille-Levski Sofia 1-0

Sporting Lisbon-AA Gent 5-1

Gruppo D

Dinamo Zagreb-Club Brugge 0-0

Villarreal-PAOK Saloniki 1-0

Gruppo E

AZ Alkmaar-Dynamo Kyiv 1-2

FC Sheriff-BATE Borisov 0-1

Gruppo F

Palermo-CSKA Moscow 0-3

Sparta Prague-Lausanne Sports 3-3

martedì 19 ottobre 2010

TESSERA DEL TIFOSO: Azione commerciale o direttiva concreta?



di Nicolò Ballarin

Sarà ricordata come “il campionato della Tessera del Tifoso“ la stagione calcistica 2010-2011. Prima di ogni risultato, prima di ogni trofeo vinto, la stagione corrente è sicuramente quella che molti amanti del mondo del pallone ricorderanno come l’inizio delle proibizioni del tifo vero e concreto. Questo è l’ anno dei tifosi di cartone, delle curve vuote, dei mille controlli negli spazi antistanti lo stadio, che poi come abbiamo avuto modo di vedere a Genova non sono in definitiva tanto efficienti. E’ l’annata della separazione e della distinzione tra “ tifosi buoni e tifosi cattivi”, naturalmente per buoni intendiamo quelli che hanno arricchito le casse del Ministero dell’ Interno, sottoscrivendo la Tessera e versando il contributo di quindici euro cadauno. Facendo due conti e considerando i tanti tifosi delle tre diverse leghe professionistiche le riflessioni e i dubbi vengono da sé. Certamente l’ unica cosa che l’ adozione delle Tessera ha portato, è stato il vertiginoso calo di presenze sugli spalti: si parla di un 20% in meno rispetto ai passati anni, della difficoltà ogni domenica di acquistare un tagliando per la gara e delle tante polemiche e opposizioni da parte dei gruppi più caldi del tifo organizzato che considerano la schedatura obbligatoria una vera e propria violazione dei diritti umani.
Quindi ai più dubbiosi resterà l’emblematica domanda: “ azione commerciale oppure segno forte e repentino per combattere la violenza negli stadi da parte del “buon” Ministro Roberto Maroni?
La risposta a questo punto vien da sé…Ormai tutti conoscono le realtà degli stadi italiani, chi non è mai stato ad assistere ad un match di football? Beh sarebbe bastato poco a capire che i maggiori problemi avvengono sempre al di fuori delle mura del campo e che la risoluzione del problema non sta nel differenziare i tifosi tra privilegiati e non.
La circolare ministeriale 555/2009, cosi si chiama l’ennesimo scempio di un Governo incapace di controllare la propria vita interna, aveva l’obiettivo di far diminuire la violenza, curare uno dei tanti mali di un paese marcio, malato e ad oggi senza via di scampo. La Tessera doveva essere un elemento garante di sicurezza e prevenzione, che però non si sarebbe stati obbligati a sottoscrivere. Ogni singola società avrebbe avuto il libero arbitrio di aderire o meno alla direttiva: da una parte la squadra avrebbe offerto una tessera di fedeltà al tifoso, dall’ altra la Questura avrebbe controllato che sul titolare non pendessero provvedimenti ostativi(vedi Daspo o denunce pesanti).
Il mondo ultrà, naturalmente, non ha preso di buon occhio le restrizioni e le proibizioni che una singola carta poteva portare: uniti in coro e a gran voce da tempo continua la propria battaglia all’ insegna del motto “ No alla Tessera del tifoso”, manifestando costantemente il dissenso e la cocente delusione. D’ altronde non ci voleva poco a capire che lo scopo della tessera del tifoso fosse eminentemente commerciale, e di questo gli ultrà e i tifosi veri se ne sono accorti subito ma sfortunatamente non troppo in tempo per reagire con movimenti concreti e forti per opporre la loro posizione a quella del Ministero dell’ Interno e al leghista Roberto Maroni.
Parlano i numeri comunque: il calo di presenze allo stadio c’è stato e sono i conteggi a parlare, anche se, dati alla mano a sottoscrivere la carta del privilegiato sono stati 655 mila dislocati in tutto il territorio e rimanendo in temi statistici cosi distribuiti: 50.000 tesserati l’ Internazionale, 26.000 la Fiorentina, 20.000 la Roma, 12.000 la Juventus e chiude il Brescia con appena 2.000 tessere sottoscritte.
Agevolazioni o meno, l’ argomento tessera del tifoso è tornato in auge nell’ ultimo periodo, quando anche il Garante della Privacy ha etichettato la fidelizzazione obbligatoria al club di appartenenza un grandissimo spot commerciale; ma comunque prima di arrivare a parlare di questo bisogna fare ancora una volta un passo a ritroso: il nodo più grande da sciogliere è quello legato alle trasferte, come quelle che fino ad oggi erano state vietate. Napoli per i romani, Torino per i tifosi viola, ma anche le delicate trasferte in terra sicula, sono solo alcune delle partite che anche all’Osservatorio creeranno numerose problematiche. Bisogna capire, e questo è assolutamente emblematico dopo tanti mesi, cosa si possa e cosa non si possa fare con la tessera, dove si possa e non si possa andare, ma soprattutto, e qui viene il bello, capire se realmente anche questa volta il Ministro degli Interni, Bobo Maroni, non abbia preso il solito granchio.
E’ questo, come ben sappiamo un argomento che interessa e suscita indignazione in moltissimi cittadini, tanto che su segnalazione di un’ associazione di consumatori è stata aperta un’ istruttoria in seguito alla quale sia ben chiaro se questa della Tessera del Tifoso è un azione lecita o invece un abuso da parte delle autorità che possa ledere e violare i diritti di qualsiasi cittadino che voglia manifestare, andando negli stadi, la sua fede calcistica.
In molti infatti pensano che la fede calcistica, come tutte le passioni, non debba essere schedata, ma che debba spontaneamente manifestarsi, sempre nei limiti della legalità e della lealtà sportiva, in ogni singolo individuo e nel suo rapporto complesso ed articolato con la propria squadra.

giovedì 7 ottobre 2010

Un nuovo stop



di Andrea Ballarin

Per la serie “a volte ritornano” eccoci di nuovo alla pausa per le qualificazioni delle nazionali ad Euro 2012. Non si fa in tempo ad entrare in clima campionato che subito bisogna fermarsi, ma ormai siamo abituati e dunque rituffiamoci di nuovo a parlare di nazionale.
Gli azzurri in questi giorni affronteranno in ordine: Irlanda Del Nord, fuori casa e Serbia al Marassi di Genova.

Cesare Prandelli ha dovuto rinunciare ad alcuni uomini cardine della sua nuova gestione, causa acciacchi ed infortuni, andando a ripescare Criscito e Zambrotta per la difesa, più Borriello, dopo l’esclusione nei primi due impegni contro Far Oer ed Estonia.

Sull’onda dell’entusiasmo biancoceleste è arrivata anche la convocazione a centrocampo per Mauri, insieme a quella di Floccari in attacco, al posto di Gilardino uscito malconcio dall’allenamento a Coverciano.

Veniamo alle partite: la prima sulla carta più abbordabile (visti i precedenti però “mai dire mai”), contro una nazionale da una forte tradizione, oltretutto con l’appoggio del pubblico di casa.

Partita sicuramente più intrigante e competitiva quella con la Serbia, avversario finalmente di livello per gli uomini di Prandelli, che si troveranno davanti una squadra giovane, con talento, che archiviata la delusione mondiale sicuramente vorrà fare bene contro i campioni del mondo uscenti.

Giorgio Chiellini ha dichiarato di temere il compagno di squadra Krasic. Il serbo, in un ottimo stato di forma, potrebbe essere davvero la spina nel fianco per la poco brillante retroguardia azzurra: un vero uomo in più per la formazione serba.

L’Italia dovrebbe rispondere di par suo con un 4-3-3, ed un tridente offensivo Pepe, Cassano, Borriello (almeno in partenza), sperando che il neo-romanista ripeta prodezze come quella del 2 a 0 contro il Cluj e che “fantantonio” si galvanizzi davanti al pubblico genovese.

La nostra speranza invece, da appassionati e tifosi, è invece che queste partite che interrompono il nostro amato campionato potranno valere da sole il prezzo del biglietto.

giovedì 23 settembre 2010

TUTTI INSIEME PER IL BENE DELLA ROMA




di Nicolò Ballarin

Ci risiamo. A poco più di un mese dall'inizio della stagione, rieccoci alle solite storie: crisi, dimissioni pronosticate, giocatori improvvisamente finiti, critiche da nord a sud della penisola, ma soprattutto forti accuse dal cuore della tifoseria romana, stanca, dopo appena quattro turni di campionato, di sostenere una squadra che di ambizioni nel corso dell'estate ne aveva presentate molte e che invece ha dimostrato tutto il contrario in questi giorni grigi di settembre.
In agosto si parlava di scudetto, di riprendere l'infinita battaglia all'Internazionale al più presto, di rancori ancora forti da risanare per l'andamento della passata stagione e invece dopo appena venti giorni dall'inizio del campionato eccoci qui a parlare di un fallimento già annunciato; un fallimento che molti " esperti " addetti ai lavori avevano, come sempre, pronosticato grazie alla loro palla magica di vetro.
Giocatori svogliati senza ambizioni, tecnico e società sotto pressione per un inizio di stagione che di amaro in bocca ne ha lasciato già tanto, tifosi scontenti, da un lato per l' introduzione della famigerata " Tessera del Tifoso " che sta stravolgendo il mondo del tifo, dall'altro per le incombenti voci riguardanti il futuro societario che a quanto pare di fastidio ne stanno dando, e anche tanto.
Russi, americani, libici, cinesi, tedeschi, arabi, si parla di questo nei bar della capitale ormai; si lascia in disparte quello che invece dovrebbe essere l'argomento trainante delle tante e spesso inutili chiacchere da salotto: il bene della Roma.
E' vero, oggi la situazione che si vive dentro i cancelli di Trigoria ai nostri occhi non appare delle più nitide, ma è anche vero che, in un paese dove tutti si sentono allenatori e non lo sono, il vero tecnico è uno, che ci ha fatto sognare e gustare, anche se per pochi minuti, il sapore della parola scudetto, e si chiama Claudio Ranieri. Il tecnico di San Saba sta accusando le forti pressioni della piazza, le sciocche provocazioni dei cronisti locali, e forse il destino di una società in mano alle banche non sta aiutando l'inizio del suo secondo anno da allenatore giallorosso.

Lasciamo lavorare il nostro Claudio Martello, permettiamogli di riprendersi un ambiente che al primo impatto si era già innamorato di lui e per lui stravedeva in ogni sua sfaccettatura; il mister sà la sua, sà come si può uscire da un momento così delicato e soprattutto ha capito di cosa hanno veramente bisogno i suoi tifosi: vincere sempre e comunque, mantenere un alto profilo per tutto il corso della lunga stagione.
Non si aiuta Ranieri con delle sciocche domande nel pre e nel post partita; il mister, a quanto pare, ha bisogno di ancora un pò di tempo per plasmare questa "sua" nuova Roma e per tornare a far sorridere il suo pubblico, fonte d' ispirazione più volte nelle sue splendide conferenze stampa.

Improvvisamente tutto quello che di bello si era venuto a creare nel corso della passata stagione è sparito come una bolla di sapone: Totti non è più un campione, Mexes(per quanto giuste le note di demerito di questo inizio) non è da Roma, Julio Sergio, artefice di miracoli il passato anno, un brocco messo lì senza motivazione. Beh, tutto questo non è il bene della Roma, tutto questo si chiama gettare fango su una di quelle che per molti si chiama "passione"; ora è il momento di fare quadrato, di capire che la Roma è un bene comune di tutti, è gioia e dolore allo stesso tempo, è la voglia di dire sono "romano e romanista" e di poterlo gridare a gran voce come fanno i nostri condottieri Totti e De Rossi.

Pensare positivo deve essere all' ordine del giorno, voltare pagina un imperativo dal quale ripartire; solo così potremo rigustare il sapore della vittoria, della battaglia alle potenze calcistiche del nord d' Italia e soprattutto l' esser fieri di sostenere una delle squadre più forti dl Vecchio Continente.

giovedì 16 settembre 2010

Dalle stelle alle stalle


Dall'esaltazione di un calcio mercato (che ha regalato entusiasmi per troppo tempo attesi), anche se non sontuoso, quanto meno funzionale, per una squadra che punta a migliorarsi dopo la splendida stagione passata, alla brusca sferzata fredda della realtà, che punge e riporta tutto ad una dimensione più concreta e fitta di problemi da risolvere.

Poco meno di quindici giorni fa, l'arrivo di Borriello sembrava poter galvanizzare un ambiente e risolvere l'atavico problema della squadra; l'attaccante di ruolo, che mancava ormai da troppo tempo. I problemi invece sono altri, o anche altri. Questo è ciò che dice il campo, e ciò che accade sul rettangolo verde (10 goal subiti nelle prime quattro gare ufficiali della stagione), fanno il paio con le dichiarazioni dell'allenatore. Insomma l'incertezza regna sovrana intorno e probabilmente dentro la A.S. Roma. Di sicuro la situazione societaria non è chiarissima e i famigerati campi di Trigoria non sono in buone condizioni, ma a mio avviso questi motivi non bastano a giustificare un avvio cosi deprimente. Se facciamo un esercizio di stile e vogliamo aggiungere che in certe occasioni alcune dichiarazioni dei giocatori e staff tecnico potrebbero essere molto meno inopportune, facciamolo e cominciamo a esprimere quel dissenso ormai inevitabile e opportuno. Le forme della protesta civile e popolare ci sono e ci permettono di inviare quei messaggi che un popolo, perchè di questo si tratta, di un grande popolo giallorosso, ha il diritto dovere di inviare. La Roma non è semplicemente una squadra di calcio, anche se è solo una squadra di calcio. In realtà in questa città, per noi gente di Roma, romani e Romanisti non è solo una squadra di calcio. Quindi fuori gli attributi, i problemi se ci sono vanno affrontati e risolti, bene e più in fretta di quanto non sia avvenuto fino ad oggi per situazioni simili. Lo chiediamo tutti e lo facciamo insieme, il coraggio e l'impegno sono due elementi indispensabili e imprescindibili se si vuole svoltare.

di Alessandro Cicchetti


lunedì 19 luglio 2010

RomaCaffè va in vacanza!


Termina qui la prima stagione di RomaCaffè; una stagione ricca di soddisfazioni per tutti noi grazie alla presenza di voi tutti!

RomaCaffè vi ringrazia e vi da appuntamento a fine Agosto per una nuova avventura ricca di novità!

Stay tuned!

giovedì 3 giugno 2010

RICORDANDO IL CALCIO DI UNA VOLTA: "Miserie e delusioni del grande nobile decaduto"


di Nicolo' Ballarin

Rumore, tanto rumore quello che riecheggiava negli stadi; suoni di tamburi, di grida, di voci, di petardi che esplodono, di battiti di mani, di urla di gioie e di dolori. Cori, canti, inni, insulti, saluti ai giocatori ma pur sempre rumore, e questo rumore era sempre lì, tutte le domeniche, tutte le domeniche che si varcava quel cancello, lui era lì a far sentire tutto il suo maestoso frastuono. La voce del corista, attraverso il megafono, scandiva le parole rivolte a tutta la curva, accompagnata dall' imponente rumore rullante dei tamburi; colorati fumogeni ed enormi bandiere condivano ogni partita, regalando spettacolari e secolari coreografie.

Rumore, rumore, rumore...e poi ancora rumore, tanto rumore....Assordante e caotico pensavano in molti, unico e caloroso riflettevano gli altri, fastidioso e inutile per alcuni, vitale e spregiudicato per molti.

Una domenica allo stadio era qualcosa di speciale, era il giorno migliore della settimana, il fatidico ultimo giorno della settimana tanto atteso e finalmente arrivato. Si giocava di domenica, tutte le gare erano alle stesso orario, non faceva distinzione se 14.30 o 15.00, l' importante e il bello era che il fischio d' inizio fosse uguale per tutti; non c' erano nè posticipi nè anticipi, non c' erano turni infrasettimanali e stupide amichevoli dettate dagli sponsor. C' erano sedici formazioni pronte a darsi battaglia domenica dopo domenica, composte da pochi stranieri e tanti e promettenti calciatori italiani (quei pochi stranieri che calpestavano il manto erboso erano quasi tutti fenomeni...). C' erano le famiglie negli stadi, i bambini, i più anziani ma soprattutto c' erano le curve là: composte dai loro fermi e fieri sostenitori, la parte calda e coloroita del tifo, lì c' erano gli ultras.

Gruppi di tifosi armati di sciarpetta e bandiretta, di tamburi e fumoni, ma soprattutto guidati spiritualmente da una fede che nemmeno tanti chilometri poteva fermare e che non trova confini in tutto il globo. Tanta gente mescolata in un unico settore: nessuna distinzione di censo o di cultura, tante persone legate tra loro dalla fede calcistica per quei colori e che spinge, nel bene e nel male, a seguire quegli ideali per tutto il corso della propria vita.

Non c' erano le pay-tv, non c' erano mille telecamere e le partite si seguivano per radio a "Tutto il calcio minuto per minuto", e le sintesi si potevano ammirare tramite la potente antenna della Rai e grazie alla sua gloriosa redazione sportiva. Non era il calcio dei procuratori padroni, nè dei giocatori belli, ricchi e "piagnoni", ma un giuoco calcio dove il pallone si chiamava sfera di cuoio e le contrazioni di muscoli e tendini erano l' unico motivo di commento ed opinione nel dopogara dagli addetti ai lavori.

Gli ultras nel frattempo colorivano e arricchivano con le loro spettacolari coreografie, fatte da fumogeni multifumo e torce rosso fuoco, le partite degli atleti in campo: si giocavano partite vere, non contraffatte da doping o episodi di calcioscommesse sempre più frequenti negli ultimi vent' anni. I gruppi più caldi inneggiavano le gesta dei loro campioni con cori e grida di ogn tipo; la propria squadra va sostenuta fino alla fine dicono in molti e questo più che un motto diventa un comandamento.

Oggi è tutta un' altra storia...

Quello che finora è stato descritto come un mondo di rumore e di clamore sì, ma comunque di allegria, di tifoseria vera e di rispetto verso questo sport si è trasformato in uno spettacolo spesso indecoroso, in una violenza che coinvolge indiscriminatamente anche chi vorrebbe restarne fuori, che spinge molti padri a non portare più allo stadio i propri bambini perchè ogni partita potrebbe trasformarsi in una trincea.

Ma è pur vero che a volte quello che in tv fanno apparire come una guerriglia è forse solo una scaramuccia, che le cariche della polizia sono solo degli spostamenti delle forze dell' ordine, che le risse sugli spalti sono spesso frutto dell' immaginario di una nuova classe giornalistica che più che all' informazione mira al clamore.

Il calcio moderno è tutto questo: è parziale informazione, è doping, è danaro, troppo danaro che circola, è politica, è strumento degli sponsor e della pubblicità, è motivo di lucro per tutti quelli che ne tengono le fila.

Colpo finale a questo calcio cosi malandato è la famigerata "Tessera del tifoso": le autorità hanno adottato questo strumento per mettere alle corde i tifosi, per fare di tutta un' erba un fascio, colpendone cento per punirne uno. L' ultima coltellata alle spalle da parte di un Governo che più che tutelare e aiutare i propri cittadini compie atti di soppruso e di violazione dei diritti, come nel caso della direttiva sulla tessera del tifoso, imposta dal Ministero degli Interni.

Il tifo deve essere un libero diritto del cittadino, non deve essere schedato, non deve essere fidelizzato a niente e a nessuno, deve essere come era una volta, caldo e passionale, vivo e spregiudicato senza limitazioni, nel rispetto però, delle pur vigenti conformità di ordine e sicurezza impartite dalle istituzioni.

Non c' era tutto questo una volta, erano altri i valori, erano altri gli ideali e la gente non era fidelizzata, (a proposito di legami), alla società moderna sempre più marcia e sempre più incline a un cammino senza più possibilità di ritorno...

martedì 25 maggio 2010

La lezione di Alessandro



La lezione di Alessandro

Ci sono storie che un semplice articolo di giornale non può raccontare, che una macchina da presa non può riprendere, che una sola immagine non può fermare. La storia di Claudio e Delia Bini è uno di quei racconti che quando ascolti non credi vero, è una di quelle storie che non capisci se non la vivi in prima persona, che non fai tua, fin quando non ti trovi ad affrontare un tema difficile come la scomparsa di un figlio.

Alessandro era un ragazzo come tanti, che amava il calcio, la vita, gli amici e tutto quello che una ragazzo in età adolescenziale poteva desiderare: il pallone suo compagno di avventure per molti anni, il giuoco che portava il sorriso e la gioia nel volto del giovane calciatore e che lo spingeva giorno dopo giorno a sognare di diventare il nuovo Vincent Candela.

Ma in questo "pezzo" la tragedia si trasforma in un racconto bello attraverso quello che i genitori di Ale stanno facendo: il coraggio di due esseri umani sconvolti, toccati per sempre nel profondo dell' animo, la tenacia di due persone che per l' amore verso il "piccolo campione" scomparso, lottano e combattono le attuali normative, le attuali leggi e soprattutto fanno sì che il ricordo di Alessandro rimanga vivo per sempre nei cuori di tutti noi.

Claudio e Delia due genitori forti che a poco più di un mese dalla scomparsa del loro "angelo" trovano la forza, con l' aiuto di amici a loro vicini, di fondare l' "Associazione Alessandro Bini", con la speranza di sensibilizzare quanto più i fruitori degli impianti e per fa sì che tragedie come quelle che hanno scosso la loro vita non possano capitare nuovamente.

Guidati dal motto "Sicurezza nello sport è sicurezza nella vita" vanno avanti su una strada tortuosa, fatte di leggi assurde e di personaggi ignari da queste realtà di vita cittadina e lottano con tutte le loro forze per il bene dei ragazzi e di tutti coloro che solcano i rettangoli verdi, e che per delle vistose mancanze o distrazioni rischiano di perdere la vita durante una partita di pallone.

Spalle larghe e petto in fuori, si direbbe così anche in gergo calcistico( sicuro che la citazione farebbe felice anche Ale..), Delia e Claudio, e tutta l' Associazione, fanno sì che la Legge Regionale n.11 del 6 aprile 2009 "Interventi per la promozione il sostegno e la diffusione nella sicurezza nello sport" diventi una realtà vera e concreta del panorama cittadino e non solo e che venga varata soprattutto una norma a livello nazionale che vada ad aggiungersi all' attuale decreto legislativo 81 per quel che riguarda l' impiantistica e la tutela di coloro che amano lo sport e lo svolgono come forma di divertimento.

Ma il nostro racconto è una storia di uomini e di donne di valori, di genitori che per il ricordo e la memoria del loro figlio sono pronti a sostenere questo grande sforzo con tenacia e con ardore, col "core grosso" come si direbbe in gergo capitolino. Con Delia e Claudio scendono in campo molti amici, molte persone dell' Associazione Alessandro Bini, ma soprattutto la risposta di organi federali e di giunte regionali e assessorati comunali ha fatto in modo che l' eco della spiacevole e triste vicenda avesse il giusto e meritato interesse da parte di tutti e che la promessa fatta sulla carta che non succederà mai più qualcosa di simile non sia solo il sogno lontano di due genitori disperati per la morte del loro figlio. Il settore giovanile scolastico della FIGC tramite la parola e le gesta di Barbara Benedetti, sta facendo molto, sta lanciando progetti e si impegna soprattutto per fa sì che le parole dei " più grandi" non siano solo promesse fatte a vuoto poichè di fatti e di opere concrete ce ne sono ancora tante da svolgere, nella speranza che la nostra coscienza eviti altre disattenzioni come quella di Ale e di tanti altri ragazzi deceduti per la mancanza di norme di sicurezza non adeguatamente applicate agli impianti del nostro paese. Barbara fa una promessa a tutti i ragazzi e pianta il suo seme della speranza per gettare le basi di un futuro migliore e lo fa scrivendo un pensiero-promessa in ricordo di Alessandro:

"è il tezo anno che con la tua mamma, il tuo papà e tanti ragazzini che ti hanno voluto bene, ricordiamo quello che ti è successo. Sono andata nella scuola che frequentavi, ho letto quello che scrivevi, ho tante tue foto. Caro alessandro, voglio farti una promessa, a te che puoi controllare quali degli adulti che oggi ti piangono e raccontano bugie. Ti prometto, Alessandro, che farò di tutto perchè quello che è successo a te non succeda a nessun altro, ti prometto che mi impegnerò in tutti i modi perchè i sogni di tanti ragazzini come te non finiscano contro un rubinetto, un muro, una rete di recinzione. Sono certa che da là dove tu ora sei, allegro e gioviale come sei, hai organizzato qualche partita di calcio! Noi, con mamma e papà, stiamo cercando di far giocare anche qui, sulla terra, le partite con la stessa gioia, la stessa voglia di divertirsi in allegria, senza pericoli, come stai facendo tu. Controllaci per favore.

Partite, che come da tre anni, si svolgeranno in memoria di Alessandro. L' undici giugno avrà il via il terzo Memorial Alessandro Bini, per i calciatori della categoria Giovanissimi 1996, al quale participeranno tante società locali e non solo, professioniste e dilettanti, tutte unite sul manto erboso per sostenere l' Associazione per uno sport sicuro e per onorare e rispettare il ricordo del nostro piccolo nuovo Vincent Candela.

Nicolò Ballarin

domenica 16 maggio 2010

GRAZIE ROMA



Grazie a tutti, grazie Roma, grazie ai romani e grazie ai romanisti, quelli veri, i tifosi della Roma.
Grazie a tutti quelli che hanno ripetutamente macinato chilometri e superato gli ostacoli...
Grazie ai nostri cuori, lanciati sempre e comunque oltre le difficoltà.
Grazie a Ranieri e ai giocatori che ci hanno regalato un sogno, ma soprattutto riunito tutti nel nome di una squadra, la squadra più bella del mondo, perchè ha i tifosi più belli del mondo, e loro (noi) si che vincono sempre.
Grazie ai personaggi ambigui, iniqui e spregevoli che popolano questo mondo e che palesano ogni volta la loro vera faccia, ma soprattutto grazie a coloro che vogliono vedere questa faccia perchè sanno tenere gli occhi aperti.
GRAZIE ROMA, GRAZIE!