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mercoledì 22 settembre 2010

Grande Raccordo Anulare a pagamento: scherzo o realtà?

Entro il 30 settembre 2010 verranno analizzate le domande al bando dell'ANAS. Fioccano i no, dalle associazioni fino al sindaco Alemanno



di Mauro Carbonaro - 22/09/2010

Sembrava poco più di uno scherzo, un voler polemizzare con gli onorevoli e gli assessori della città di Roma, quando qualche settimana fa, alcuni esponenti del Governo, hanno iniziato a palesare la possibilità di vedere il Grande Raccordo Anulare, anello fondamentale di congiunzione dei cittadini romani, a pagamento.

Non sono bastati lo stop rispettivamente del Tar, lo scorso 4 agosto, e del Consiglio di Stato per far desistere l'ANAS e la presidenza del Consiglio dei Ministri (insieme all'ANAS fu l'artefice del ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che di fatto bloccò gli aumenti dei pedaggi sulle autostrade e i raccordi autostradali in gestione ANAS, ai “singoli segmenti stradali” nei territori degli Enti che avevano fatto ricorso: provincia di Roma, di Rieti, di Pescara) dall'introduzione di questo assurdo balzello, che obbligherebbe gli oltre 160 mila veicoli circolanti giornalmente, al pagamento.

Eppure non è storia solo di oggi quella del GRA a pagamento. Bisogna tornare al 2005, quando il presidente dell'ANAS, Vincenzo Pozzi, rese nota una proposta di pedaggio di 30 centesimi, riguardando il solo traffico extraurbano proveniente dalle autostrade. L'allora Ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, accantonò nel 2007 la proposta, fino ad essere definita come “non all'ordine del giorno” dal subentrante presidente dell'ANAS, Pietro Ciucci.

Neanche passati due anni però, facendo riferimento ad un articolo della finanziaria 2010 del Governo, la proposta di tassazione sul Raccordo Anulare ritorna in auge, spinta ancor più vigorosamente dallo stesso presidente Pietro Ciucci.

«È un atto dovuto - ha commentato il presidente Ciucci - Stiamo soltanto dando attuazione ad una norma di legge che prevede 1300 km di autostrade, gestite direttamente da ANAS, vengano assoggettate a pedaggio. Quindi per cercare di rispettare i tempi molto stretti della legge abbiamo attivato un bando di gara che prevede il sistema di pedaggio senza barriere e la gestione della fase iniziale. Nessuna sorpresa, dunque: è un atto dovuto perché previsto dalla legge».

Ricevuti però i primi stop dal Tar, del Lazio e del Piemonte, la scorsa estate, l'azienda nazionale delle strade non ha mollato. Forte delle norme introdotte dal Governo (decreto legge 31 maggio 2010 - Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.) che prevedono l'introduzione del nuovo sistema di pedaggio entro il gennaio 2012, ha emesso un bando di gara in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 13 settembre, “per la fornitura e la messa in opera di un sistema di pedaggiamento senza barriere sulle autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta”. L’importo complessivo a base di gara ammonta a 150 milioni di euro, con durata dell’appalto di 24 mesi, a partire dalla data di sottoscrizione del contratto.

Come annuncia l'ANAS stessa, “l'appalto è costituito dalla fornitura di un sistema di esazione dinamico senza barriere (sistema free flow, a flusso libero), da installare per ogni autostrada e raccordo autostradale in gestione diretta all'ANAS. La fornitura comprende la progettazione dell'impianto, la fornitura e l'installazione di tutte le infrastrutture (comprensiva delle opere civili), gli impianti, le licenze (software ecc.) e le attività necessarie a conseguire il rilascio in esercizio del sistema”.

Ma quanto costerà ai romani questo nuovo dazio? L'ADOC, associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori, ha stimato in circa 600 euro a utente all'anno. Impatto così elevato, da far smuovere un polverone di critiche, quasi unanime, partendo dalle associazioni, passando per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, fino al sindaco Gianni Alemanno.

“Le domande - afferma il Presidente dell’Associazione Cesare Gasparri Zezza - devono essere presentate entro il prossimo 30 settembre. In pratica le società che intendono partecipare al bando dell’Anas hanno avuto a disposizione solo 17 giorni utili, comprese le domeniche, per elaborare un sistema funzionante”.

“In pratica – ha continuato Cesare Gasparri Zezza – solo chi già aveva in tasca una proposta potrà riuscire a rientrare nei termini del bando. Le conclusioni le lascio a chi si porrà l’interrogativo, come ho fatto io”.

Sulla stessa linea il vice presidente dell'Italia dei Diritti: “L’Anas dovrebbe pensare a rendere più sicure le strade, anziché riempirsi ulteriormente le tasche con questo scempio”.

E i politici? Un coro di critiche unanime, partendo dal presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ribadendo «contrarietà all'introduzione di nuovi pedaggi per i cittadini di Roma e del Lazio. La Regione è pronta a battersi insieme alle altre istituzioni contro misure inique: non si possono chiedere ulteriori sacrifici ai pendolari», passando proprio per il primo cittadino, Gianni Alemanno, (“Chiedo ai parlamentari del Pdl di presentare una mozione per bloccare la gara con cui l'ANAS vuole introdurre sistemi di impianti di video-pedaggio. Credo che la strada giusta sia quella di puntare sulla rinegoziazione del contratto con la Società Autostrade per ottenere le risorse indispensabili per le manutenzioni necessarie senza scaricare il problema su cittadini e pendolari”), fino al presidente della Provincia Nicola Zingaretti, che lo scorso 13 settembre ha scritto al presidente del consiglio Berlusconi: "Torno a scriverle in merito alla questione dei pedaggi sul Grande Raccordo Anulare. E' di ieri la notizia di un bando di gara dell'Anas per l'installazione di una sorta di telepass che costringerà i cittadini a pagare i pedaggi senza doversi fermare ai caselli. Il bando riguarda anche il Grande Raccordo Anulare di Roma. Le chiedo, a questo proposito, di intervenire con ogni mezzo e con la massima tempestività per bloccare questo macchinoso piano pensato dal presidente dell'Anas".

giovedì 9 settembre 2010

Dalle parole ai fatti: il grattacielo Eurosky sorgerà nel 2011

Sarà il palazzo in costruzione all'Eur l'edificio più alto di Roma dopo San Pietro

di Mauro Carbonaro

Sono passati appena tre mesi dall'annuncio del sindaco Gianni Alemanno di voler permettere, nella periferia di Roma, la costruzione di grattacieli anche più elevati del “cupolone”, che subito si è messa in moto la macchina per la realizzazione di “Eurosky”, nell'area del centro commerciale Euroma 2.

L'Eurosky Tower sarà il secondo edificio più alto della capitale (120 metri, dietro solamente ai 136 della cupola di San Pietro), con 28 piani residenziali, oltre a 3 piani tecnici e 2 livelli interrati, firmato dall'architetto Franco Purini. Il cantiere, inaugurato lo scorso 12 maggio, si trova su via Oceano Pacifico, a pochi passi dalla Cristoforo Colombo e la via Pontina.
Un grattacielo eco sostenibile, sulla cui copertura saranno installati pannelli fotovoltaici con potenza di 180 kw, ed un sistema di trigenerazione per la produzione di caldo, freddo, con piastre radianti a pavimento.

I prezzi? Ai piani bassi si parte dai 350 (monolocale) ai 675 mila euro, ma se si desidera svegliarsi la mattina ed avere la vista sulla città eterna, svettando dall'alto di più di cento metri d'altezza, allora abbiamo bisogno di qualche milione di euro, anche 3,5 per un appartamento di 250 metri quadrati.

Un passo importante della città, figlio di un progresso voluto fortemente dal sindaco Alemanno, il quale più volte ha sottolineato come Roma “debba rompere il tabù della crescita verticale”. Agli occhi dei più l'imponente costruzione della zona Eur sarà solo il primo passaggio verso la crescita verticale tanto agognata dal sindaco, per venire incontro a quelle necessità abitative che oggi giorno rappresentano il più grande problema di giovani.

Una opinione però non condivisa totalmente dalle forze politiche, dall'opposizione, (“Le periferie hanno bisogno di lavoro, servizi, spazi pubblici commenta il portavoce laziale di sinistra e Libertà, Marco Furfaro, “di affrontare quel disagio sociale e di emarginazione che il sindaco e la giunta fanno finta di non vedere”), ma anche da autorevoli esponenti della maggioranza, come il deputato Marco Marsilio, pronto ad istituire il comitato del NO in vista del referendum per la realizzazione di edifici che superino i 136 metri “der cupolone”.

mercoledì 25 agosto 2010

Metro D: sospeso il bando per i finanziamenti

E intanto la Regione Lazio sbloccherà i fondi per la Metro C nel 2011

di Mauro Carbonaro




Ci sarà ancora molto da attendere per vedere compiuta la realizzazione della quarta linea metropolitana, la D.
La sospensione temporanea della gara, disposta dal Cda di “Roma Metropolitane”, arriva a seguito delle perplessità che l'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, in una nota del 29 luglio scorso, ha espresso riguardo lo schema di project financing della linea, deliberato nel gennaio del 2005 dal Consiglio Comunale. L’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Sergio Marchi, ha in ogni caso confermato che si tratta di uno stop “ precauzionale”, con una “decisione condivisa dalla nostra Amministrazione, considerati gli ultimi rilievi della Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture”.

Parallelamente a questo stop, la Regione Lazio, nella manovra “lacrime e sangue” appena approvata, rimanda al 2011 i finanziamenti per la realizzazione della terza linea della Capitale, la Metro C. Quindi 88 dei 95 milioni di euro provenienti dalla Regione verranno sbloccati non prima del prossimo anno, ponendo le premesse per un ulteriore ritardo rispetto ai tempi programmati.

martedì 25 maggio 2010

La lezione di Alessandro



La lezione di Alessandro

Ci sono storie che un semplice articolo di giornale non può raccontare, che una macchina da presa non può riprendere, che una sola immagine non può fermare. La storia di Claudio e Delia Bini è uno di quei racconti che quando ascolti non credi vero, è una di quelle storie che non capisci se non la vivi in prima persona, che non fai tua, fin quando non ti trovi ad affrontare un tema difficile come la scomparsa di un figlio.

Alessandro era un ragazzo come tanti, che amava il calcio, la vita, gli amici e tutto quello che una ragazzo in età adolescenziale poteva desiderare: il pallone suo compagno di avventure per molti anni, il giuoco che portava il sorriso e la gioia nel volto del giovane calciatore e che lo spingeva giorno dopo giorno a sognare di diventare il nuovo Vincent Candela.

Ma in questo "pezzo" la tragedia si trasforma in un racconto bello attraverso quello che i genitori di Ale stanno facendo: il coraggio di due esseri umani sconvolti, toccati per sempre nel profondo dell' animo, la tenacia di due persone che per l' amore verso il "piccolo campione" scomparso, lottano e combattono le attuali normative, le attuali leggi e soprattutto fanno sì che il ricordo di Alessandro rimanga vivo per sempre nei cuori di tutti noi.

Claudio e Delia due genitori forti che a poco più di un mese dalla scomparsa del loro "angelo" trovano la forza, con l' aiuto di amici a loro vicini, di fondare l' "Associazione Alessandro Bini", con la speranza di sensibilizzare quanto più i fruitori degli impianti e per fa sì che tragedie come quelle che hanno scosso la loro vita non possano capitare nuovamente.

Guidati dal motto "Sicurezza nello sport è sicurezza nella vita" vanno avanti su una strada tortuosa, fatte di leggi assurde e di personaggi ignari da queste realtà di vita cittadina e lottano con tutte le loro forze per il bene dei ragazzi e di tutti coloro che solcano i rettangoli verdi, e che per delle vistose mancanze o distrazioni rischiano di perdere la vita durante una partita di pallone.

Spalle larghe e petto in fuori, si direbbe così anche in gergo calcistico( sicuro che la citazione farebbe felice anche Ale..), Delia e Claudio, e tutta l' Associazione, fanno sì che la Legge Regionale n.11 del 6 aprile 2009 "Interventi per la promozione il sostegno e la diffusione nella sicurezza nello sport" diventi una realtà vera e concreta del panorama cittadino e non solo e che venga varata soprattutto una norma a livello nazionale che vada ad aggiungersi all' attuale decreto legislativo 81 per quel che riguarda l' impiantistica e la tutela di coloro che amano lo sport e lo svolgono come forma di divertimento.

Ma il nostro racconto è una storia di uomini e di donne di valori, di genitori che per il ricordo e la memoria del loro figlio sono pronti a sostenere questo grande sforzo con tenacia e con ardore, col "core grosso" come si direbbe in gergo capitolino. Con Delia e Claudio scendono in campo molti amici, molte persone dell' Associazione Alessandro Bini, ma soprattutto la risposta di organi federali e di giunte regionali e assessorati comunali ha fatto in modo che l' eco della spiacevole e triste vicenda avesse il giusto e meritato interesse da parte di tutti e che la promessa fatta sulla carta che non succederà mai più qualcosa di simile non sia solo il sogno lontano di due genitori disperati per la morte del loro figlio. Il settore giovanile scolastico della FIGC tramite la parola e le gesta di Barbara Benedetti, sta facendo molto, sta lanciando progetti e si impegna soprattutto per fa sì che le parole dei " più grandi" non siano solo promesse fatte a vuoto poichè di fatti e di opere concrete ce ne sono ancora tante da svolgere, nella speranza che la nostra coscienza eviti altre disattenzioni come quella di Ale e di tanti altri ragazzi deceduti per la mancanza di norme di sicurezza non adeguatamente applicate agli impianti del nostro paese. Barbara fa una promessa a tutti i ragazzi e pianta il suo seme della speranza per gettare le basi di un futuro migliore e lo fa scrivendo un pensiero-promessa in ricordo di Alessandro:

"è il tezo anno che con la tua mamma, il tuo papà e tanti ragazzini che ti hanno voluto bene, ricordiamo quello che ti è successo. Sono andata nella scuola che frequentavi, ho letto quello che scrivevi, ho tante tue foto. Caro alessandro, voglio farti una promessa, a te che puoi controllare quali degli adulti che oggi ti piangono e raccontano bugie. Ti prometto, Alessandro, che farò di tutto perchè quello che è successo a te non succeda a nessun altro, ti prometto che mi impegnerò in tutti i modi perchè i sogni di tanti ragazzini come te non finiscano contro un rubinetto, un muro, una rete di recinzione. Sono certa che da là dove tu ora sei, allegro e gioviale come sei, hai organizzato qualche partita di calcio! Noi, con mamma e papà, stiamo cercando di far giocare anche qui, sulla terra, le partite con la stessa gioia, la stessa voglia di divertirsi in allegria, senza pericoli, come stai facendo tu. Controllaci per favore.

Partite, che come da tre anni, si svolgeranno in memoria di Alessandro. L' undici giugno avrà il via il terzo Memorial Alessandro Bini, per i calciatori della categoria Giovanissimi 1996, al quale participeranno tante società locali e non solo, professioniste e dilettanti, tutte unite sul manto erboso per sostenere l' Associazione per uno sport sicuro e per onorare e rispettare il ricordo del nostro piccolo nuovo Vincent Candela.

Nicolò Ballarin

martedì 13 aprile 2010

Inizia la rincorsa alle Olimpiadi “Roma 2020”

Numeri da capogiro per una città con i conti in rosso e problemi di mobilità sempre più evidenti.



di Mauro Carbonaro

Sono passate appena poche settimane dalla presentazione della giunta Alemanno della candidatura di Roma quale città ospitante delle Olimpiadi nel 2020, che cominciano ad emergere i primi costi e le prime valutazioni, positive e negative, attorno a quella che rappresenterebbe la più grossa operazione economica del XXI secolo.

Come ben esposto lo scorso marzo, l’autorevole candidatura di Roma è affiancata dalla città di Venezia, allo stesso modo prestigiosa.

Molte le opportunità che la giunta capitolina vuole cogliere e sfruttare per arrivare all’obiettivo nel 2020, ma anche molte le difficoltà e i contro che la città deve affrontare e risolvere per far si che, all’autorevolezza del nome Roma, venga riconosciuto un sistema di mobilità e di infrastrutture tutt’altro che allestito.

Proprio la mobilità sembra rappresentare il primo scoglio. Da qualche anno è in corso la realizzazione della terza linea metropolitana, la linea C, più il prolungamento della linea B, la B1. Da più settimane però i lavori per la realizzazione del segmento C sono in costante rallentamento. Come testimoniano le parole dell’ingegner Tamburrino, vice presidente della sezione romana di Italia Nostra, nonché “Coordinatore dei membri esterni del Comitato di Coordinamento della Commissione per il Piano Strategico della mobilità Sostenibile” al Comune di Roma, elemento essenziale per ricevere le Olimpiadi è che per la data di assegnazione del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) la metro C deve essere finita. Il professor Tamburrino, intervenuto ai microfoni di Roma Caffè, programma in onda su radio power station, ha tenuto a sottolineare l’importanza della mobilità e della conclusione di questi lavori nei prossimi anni, affinché non salti la candidatura olimpica della Capitale.

“Il CIO nel 2012 inizierà le verifiche per valutare lo stato di avanzamento dei lavori”, ha confermato il professor Tamburrino, “arrivando poi nel 2013 alla decisione che vede Roma molto a rischio. La città viene già dalla sventurata esperienza del 2004 quando perdemmo le Olimpiadi, a favore di Atene, nonostante al sindaco Rutelli presentammo anni prima un progetto, approvato dal provveditore ai lavori pubblici e dalla sovrintendenza ai beni archeologici. Il Governo esaminò la nostra proposta nel 1999 e...

lunedì 5 aprile 2010

Canili e gattili: dalla gestione comunale all'associazionismo. Cosa va e cosa non va









di Mauro Carbonaro

Trattare l’argomento degli animali domestici appare più semplice di quello che si pensa, ma in realtà non è così diffusa e profonda la conoscenza del “mercato” e dei business (il plurale è d’obbligo) attorno agli animali da compagnia.

Annualmente la LAV (Lega Anti Vivisezione, onlus) redige il “Rapporto Zoomafia”. Nel 2009 è stata presentata la decima edizione, illustrata al Senato della Repubblica il 22 giugno 2009.
I numeri presentati dimostrano quanto sia diffuso ed allargato lo sfruttamento dei nostri amici a quattro zampe; dal 1999 ad oggi sono state oltre 100 le operazioni di polizia giudiziaria svolte con la collaborazione, l’ausilio e la partecipazione della LAV (molte indagini hanno avuto inizio dalle denunce dell’osservatorio Zoomafia LAV).

Paradossalmente un problema, comune ad altri contesti criminali, è quello della collusione con apparati della pubblica amministrazione: nel 2008 sono stati 12 i veterinari denunciati nel corso di varie inchieste.

Il business riguardo gli animali si aggira a ben 3 miliardi di euro. Truffe e corse clandestine di cavalli rappresentano un terzo del totale (1 miliardo di euro), mentre il business dei canili e traffico illecito di cuccioli si aggira attorno ai 500 milioni di euro.

Numeri da brividi, da sempre sottostimati, che più organizzazioni criminali comandano senza alcun sentimento.

In Italia sono ben 14 milioni i cani e i gatti presenti, primato europeo di animali da compagnia. L’Est Europa ha il deplorevole primato di importazione di cani (per lo più importazioni illecite), con ben 500mila (Ungheria e Slovacchia su tutte). Da questi numeri dipendono di conseguenza i giri d’affari attorno all’abbandono degli animali. Stimati per 500 milioni di euro i business delle convenzioni con le amministrazioni locali per l’apertura di canili, con vere gare d’appalto al ribasso per la creazioni di strutture fatiscenti, lasciate aperte per anni, solamente per accaparrarsi finanziamenti provenienti da comuni e regioni.

Al 2008 i numeri dei cani randagi erano:

1. Puglia 70.671
2. Campania 70.003
3. Sicilia 68.000
4. Calabria 65.000
5. Lazio 60.000

Decine i casi di canili non autorizzati, sequestri avvenuti constatando strutture in completo degrado (come il caso del canile “Le Tre Querce” a Pomezia, il 28 agosto 2008). Altri sequestri a Sermoneta, Fondi, Terracina, Aprilia. Nell’aprile 2008 a campo di Carne (Latina) 46 cani, 14 gatti in stie da pollaio, 13 capre, 1 cavallo, con il proprietario denunciato per maltrattamento.

Nel Comune di Roma l’A.V.C.P.P. (Associazione Volontari Canile di Porta Portese) gestisce il più grande canile comunale di Roma, nella zona della Muratella. Negli ultimi 15 la gestione dei canili e gattili è cambiata, con dei leggeri miglioramenti e l’istituzione, dal 1994, dell’Ufficio per i Diritti degli Animali.
Affiancato alla gestione comunale, sono da rilevare le tante associazioni auto finanziate nella Capitale, nate e gestite completamente da volontari.

Dal 2004, presso i giardini dell’Ospedale Forlanini di Roma, l’associazione A.Z.A.L.E.A. (Associazione Zampa Amica Liberi Ecologisti Animalisti) provvede alle necessità di più di 270 gatti, curando e sostenendo gatti randagi in difficoltà.
Daniela Froldi, presidente dell’associazione, nonché responsabile del gattile Forlanini, racconta quante siano le difficoltà di una gestione autofinanziata, ma con l’amore e la cura dei volontari, grazie anche agli eventi organizzati per la raccolta fondi, da più di 6 anni questa struttura riesce a sopravvivere e migliorare giorno dopo giorno, benché non esista alcun tipo di profitto.

martedì 23 marzo 2010

ACEA prossima alla privatizzazione

Il Consiglio Comunale approva un piano di privatizzazione, in coerenza con il Decreto Ronchi. Forti le proteste dei cittadini: “l’acqua deve rimanere un bene pubblico”









Sembra essere molto complesso il futuro dell’ACEA S.p.A. (Azienda Comunale Energia e Ambiente), il più grande operatore idrico nazionale, che copre le regioni di Lazio, Toscana, Umbria e Campania.

Lo scorso 11 febbraio, il consiglio comunale di Roma, si è pronunciato favorevolmente sulla privatizzazione, nei prossimi anni, del colosso dell’acqua.

“Bisogna porre in essere tutte le azioni necessarie per delineare un percorso di cessione delle quote azionarie di ACEA in eccesso rispetto ai limiti indicati dalla legge”.

Queste le parole della mozione votata al Campidoglio, in una giornata controversa, vista la folta presenza di manifestanti subito fuori l’aula, al grido di “l’acqua è un bene pubblico”.

Per comprendere questa scelta, bisogna però fare un piccolo salto indietro, allo scorso autunno. Nei prossimi anni, conseguenza dell’approvazione del “decreto Ronchi”, legge 166/2009, le società quotate, a maggioranza pubblica, dovranno portare questa partecipazione statale al 40%, entro il 2013, e sotto il 30% entro il 2015.

Al 2010, il gruppo ACEA, è così composto:

* 51% Comune di Roma
* 30,074% Mercato azionario
* 9,981% GDF Suez S.A. (una azienda energetica francese)
* 8,945% Caltagirone Francesco Gaetano

Il gruppo perderebbe, così, la sua quota riservata al Comune di Roma, a favore di privati (italiani o esteri), che acquisirebbero il monopolio della gestione idrica. Questo processo, oltretutto, non vedrebbe alcuna istituzione di bandi di gara, bensì si risolverebbe con procedure private di acquisizione.

Una mossa, quella della privatizzazione, che ha sollevato un polverone di critiche. Una su tutte quella della privatizzazione dell’acqua pubblica. Concedendo a dei privati il monopolio della gestione idrica su Roma, naturale sarebbe, nei prossimi anni, un innalzamento dei prezzi, con conseguenze quanto meno discutibili, moralmente ed economicamente.

Appare così una soluzione quanto meno semplice e di breve periodo quella della privatizzazione del colosso idrico, vista la continua discesa del prezzo delle azioni della società (nel 2008 il prezzo per azione si aggirava attorno ai 14 euro, contro i 7,4 del 2010) e degli utili, che in poco più di un anno hanno visto una riduzione di circa il 30% (dai 3144 milioni di euro a poco più di 2100 euro). La vendita della società gli scorsi anni, avrebbe portato un vantaggio decisamente più elevato per le casse del Comune.

A tale ragione, nessuna valutazione di piano industriale è stata effettivamente studiato, piuttosto si è presa la palla al balzo, sfruttando le possibilità offerte dal decreto Ronchi, non per una liberalizzazione del settore, piuttosto per una apertura a nuovi privati, anche in un campo ed un settore, quello dell’acqua, di sussistenza e fondamentale per le famiglie.


giovedì 18 marzo 2010

Metro C: a rischio la realizzazione?













Roma Metropolitane smentisce, ma l’aumento dei costi potrebbe bloccare la messa in opera della tanto attesa terza



Sta per diventare un caso la realizzazione della “Metro C”, la tanto agognata terza linea di Roma. A lanciare la polemica è l’associazione di “Italia Nostra”, insieme ai comitati di cittadini Progetto Celio e Associazione degli abitanti per la tutela e valorizzazione del centro storico di Roma.

Sotto osservazione, nello specifico, è la tratta T3, quella che dovrebbe collegare San Giovanni, Amba Aradam, Colosseo.

“La spesa iniziale era stata fissata in 3,1 miliardi di euro” dichiara Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra, “invece costerà alla collettività oltre 5 miliardi di euro”. Costi quasi raddoppiati, che risultano più che triplicati rispetto al progetto iniziale di spesa, poco superiore al miliardo di euro.

“La Tratta T3, lunga poco più di 2,5 km”, dichiara Antonio Tamburrino di Italia Nostra, “era stata preventivamente accreditata per 510 milioni di euro. Già nel progetto definitivo si arrivò a raddoppiare la spesa, fino ad 1 miliardo e 305 milioni di euro. Se si fosse fatta una gara internazionale, visti i costi ridotti delle opere in Europa, si sarebbe potuto spendere poco più di 200 milioni, con un avanzo di più di 800 milioni di euro, con cui lastricare binari d'oro e garantire un vitalizio a tutti gli abitanti del centro storico. Non siamo contrari alla realizzazione della metropolitana, ma i costi colossali dell'opera, connessi ai rischi legati alla metodologia di scavo in aree archeologiche sensibili, impongono un confronto pubblico con la collettività che non c'è mai stato”.

Questo aumento dei costi, legato alle problematiche costruttive, ha così portato uno stop alla realizzazione dei lavori, visto il blocco “a livello autorizzativo” e l’esame del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) tuttora in corso, dopo lo stop del Comitato per i Lavori Pubblici della Regione Lazio del 22 dicembre scorso.

Subito è arrivata la smentita da “Roma Metropolitane”, la quale, con una nota dello scorso 3 febbraio, ha specificato: "A seguito delle recenti notizie di stampa relative a presunte bocciature del progetto della tratta T3 (San Giovanni-Colosseo) della Linea C, Roma Metropolitane ritiene necessario informare sul reale stato della procedura autorizzativa. Il 31 luglio 2009 Roma Metropolitane ha trasmesso il Progetto Definitivo della Tratta T3 a tutte le Amministrazioni interessate. Il 23 ottobre 2009 si è svolta la Conferenza dei Servizi, convocata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel cui ambito sono pervenuti i pareri favorevoli. Il 18 dicembre 2009 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici si è pronunciato “(…) rilevando innanzitutto che la documentazione pervenuta è articolata e completa ed affronta una configurazione di una complessità del tutto eccezionale in termini tecnici, idrogeologici e archeologici” e si è espresso “favorevolmente con alcune prescrizioni e precisazioni di carattere marginale.”

Il 21 gennaio 2010 il Dipartimento Territorio della Regione Lazio ha comunicato il “Parere Unico Regionale”, favorevole con prescrizioni e osservazioni, pur evidenziando che il Comitato Regionale per i Lavori Pubblici del Lazio, organo di consulenza tecnico-amministrativo in materia di lavori pubblici di competenza o di interesse regionale, aveva espresso il 21 dicembre 2009 parere non favorevole “a causa della mancanza di idonea copertura finanziaria regionale” e per altre motivazioni di natura economico-amministrativa.

Il progetto definitivo è attualmente nella fase finale dell’istruttoria del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la successiva approvazione da parte del CIPE.

Tra conferme e smentite, quella che doveva essere un’opera pronta per il 2011, appare in realtà sempre più lontana. Tempi di approvazione, stime di costi (non rispettati), faranno il resto. I cittadini? Sempre in attesa.